La pensavo anche stamattina. Anche stamattina.
Dicevo, troppa introspezione, troppa introspezione.
La pensavo mentre pensavo, era come un metapensiero.
Pensavo che abito troppo vicina al lavoro. Cinque minuti d'auto non mi bastano per mettere la maschera. Per prepararmi a ingoiare. Rospi. O per accendere il cervello, che dir si voglia. Cinque minuti d'auto, non sono neanche il tempo di una canzone. Parto. Parte la canzone. Mi fermo dopo un minuto. Caffè ristretto. Senza zucchero (pensavo che è una bella sorpresa quando prendi il caffè con qualcuno che non conosci e dite in coro: caffè ristretto, per piacere). La canzone si interrompe. Riparto. Accendo una sigaretta. E praticamente sono già arrivata.
Pensavo.
A quando abitavo nell'altra mia unica vera casa. L'unica, su dieci che ne ho cambiate. Casa. La sua e quella che ora ho comprato. La sua che è sempre stata lì, dal giorno che sono nata, e che poi gli operai del comune hanno sgombrato, un paio di anni fa. Che c'erano ancora dentro più di vent'anni di vita, mia e quasi sessanta di vita, sua.
Facevo le medie. Andavo a scuola a piedi. Quando uscivo da scuola avevo fame, ed era già l'una e un quarto. E dovevo camminare un quarto d'ora a piedi. A volte mi accompagnava D., che gli piacevo. Ma a me lui non piaceva, e infatti dopo un po' non mi ha più accompagnato.
Avevo fame e volevo correre a casa. C'era sempre la pasta pronta, nel piatto. E qualcosa che mi piaceva, dopo. Qualcosa che per una pensione minima col quinto pignorato, costava un fottio di soldi. Qualcosa come il Cordon Bleu. O le merendine Kinder Delice, che sono strabuone, ma costano un fottio, e infatti io mica le compro più. Se c'era di nuovo pasta e fagioli, io mi lamentavo. ieri sera ho cucinato pasta e fagioli. Una volta le ho chiesto la ricetta, l'unica ricetta che le ho chiesto. E mi viene buona, però la sua era più buona.
Pensavo che io quell'amore gigante, il più grande amore che io abbia mai avuto, non lo vedevo. Perché non sapevo guardare oltre al pavimento nero di sporco, e non sapevo guardare oltre alle posate sporche, e non sapevo guardare oltre ai suoi occhiali sporchi, che aveva gli occhi azzurri azzurri, come mio fratello.
Io quell'amore gigante non lo sapevo vedere, e piango ancora per non averlo veduto.
Dicevo, troppa introspezione, troppa introspezione.
La pensavo mentre pensavo, era come un metapensiero.
Pensavo che abito troppo vicina al lavoro. Cinque minuti d'auto non mi bastano per mettere la maschera. Per prepararmi a ingoiare. Rospi. O per accendere il cervello, che dir si voglia. Cinque minuti d'auto, non sono neanche il tempo di una canzone. Parto. Parte la canzone. Mi fermo dopo un minuto. Caffè ristretto. Senza zucchero (pensavo che è una bella sorpresa quando prendi il caffè con qualcuno che non conosci e dite in coro: caffè ristretto, per piacere). La canzone si interrompe. Riparto. Accendo una sigaretta. E praticamente sono già arrivata.
Pensavo.
A quando abitavo nell'altra mia unica vera casa. L'unica, su dieci che ne ho cambiate. Casa. La sua e quella che ora ho comprato. La sua che è sempre stata lì, dal giorno che sono nata, e che poi gli operai del comune hanno sgombrato, un paio di anni fa. Che c'erano ancora dentro più di vent'anni di vita, mia e quasi sessanta di vita, sua.
Facevo le medie. Andavo a scuola a piedi. Quando uscivo da scuola avevo fame, ed era già l'una e un quarto. E dovevo camminare un quarto d'ora a piedi. A volte mi accompagnava D., che gli piacevo. Ma a me lui non piaceva, e infatti dopo un po' non mi ha più accompagnato.
Avevo fame e volevo correre a casa. C'era sempre la pasta pronta, nel piatto. E qualcosa che mi piaceva, dopo. Qualcosa che per una pensione minima col quinto pignorato, costava un fottio di soldi. Qualcosa come il Cordon Bleu. O le merendine Kinder Delice, che sono strabuone, ma costano un fottio, e infatti io mica le compro più. Se c'era di nuovo pasta e fagioli, io mi lamentavo. ieri sera ho cucinato pasta e fagioli. Una volta le ho chiesto la ricetta, l'unica ricetta che le ho chiesto. E mi viene buona, però la sua era più buona.
Pensavo che io quell'amore gigante, il più grande amore che io abbia mai avuto, non lo vedevo. Perché non sapevo guardare oltre al pavimento nero di sporco, e non sapevo guardare oltre alle posate sporche, e non sapevo guardare oltre ai suoi occhiali sporchi, che aveva gli occhi azzurri azzurri, come mio fratello.
Io quell'amore gigante non lo sapevo vedere, e piango ancora per non averlo veduto.
Siamo almeno in due, allora, a soffrire di questo amore presbite. Ora che sono lontani riusciamo a vederlo, prima, da vicino, ci sembrava una fastidiosa sfocatura.
RispondiEliminaDicono che certe cose non vedi quanto valgono finché non sono troppo lontane...
RispondiEliminaMamma mia quante lacrime mi stai facendo scendere!!!
RispondiEliminaBellissima descrizione, davvero molto intensa, ora corro in bagno perchè mi vergogno se mi vede qualcuno...oggi ultimo giorno di lavoro prima di entrare in maternità, aspetto la mia terza bimba!!!
In bocca al lupo!
Eliminaè l'amore più forte perchè è il più lontano, perchè lo vedevi con gli occhi di un'adolescente mentre ora hai occhi diversi, hai fatto esperienze diverse ed il gusto della pasta e fagioli non è più lo stesso.
RispondiEliminacomunque è una cazzata che facciamo un pò tutti, dicono che sia la vita.
Eli
Eh, lo so che lo facciamo tutti. Però ci sono dietro tante altre emozioni, eventi, sfighe, che non riesco a condensare in un post.
EliminaE' la prima volta che ti leggo e......quanto mi hai commosso! Quante cose in comune!
RispondiEliminaGrazie
Talmente vero e personale da provocare un tuffo al cuore
RispondiEliminaEcco adesso piango....ma tanto non si vede perchè ho gli occhiali sporchi.
RispondiEliminaComunque mi capita spesso di pensare ai pasti di bambina, e pure odiavo mangiare. Ma la carne una volta al giorno, mia madre che legge e ogni tanto dei buffi disegni che illustravano il menù. E il silenzio, perchè lei leggeva, perchè comunque preferivo così, uno spazio morbido, fatto per recuperare. E i pranzi dalla nonna, cucinotto più tinello. Le verdure tagliate piccine e messe in tante ciotoline, il minestrone con tanto sedano e grana e un sottile odore di canfora che usciva dai cassetti, perchè lì teneva la sua biancheria. E il lungo scuro corridoio da attraversare. Adesso se siamo soli a pranzo mio figlio legge e io mi riaccoccolo nel silenzio.
Anche da mia nonna si leggeva a tavola. Per me è piacevolissimo, leggere a tavola. Però lo faccio solo se sono sola, mi chiudo troppo quando leggo :)
Eliminama quanto mi piace come scrivi ...
RispondiEliminaparto dai 5 minuti di strada che ti garantisco sono un vantaggio con quel che costa la benzina, a volte non bastano ore x infilarsi la maschera.
RispondiEliminaGli adolescenti sono ciechi tutti, anch'io non ho visto l'amore immenso di mia nonna paterna, vedevo solo l'altra di nonna. E lei invece saltava il pranzo per comprare i vestitini + belli nella bancarella + bella del mercato a me e alla mia gemella. Abbraccione Sandra frollini
Quando mi facevo 20 minuti di macchina arrivavo in ufficio più preparata, a dire il vero. però va bene così via, non è che voglio lamentarmi sempre :)
EliminaQuanto mi hai fatto piangere...
RispondiEliminaAnch'io ero cieca. Ti abbraccio
Immense, fortissime, invasive emozioni in poche parole. Sprazzi di vita, immagini, dettagli. Che ti entrano dentro e ti frugano nel cuore, alla ricerca di quelle stesse intense emozioni.
RispondiEliminaIl tuo modo di scrivere è profondo e speciale.
Un abbraccio.
http://almenounmilionediscale.blogspot.it/
Grazie. Creare empatia scrivendo o suonando o disegnando, credo che sia lo scopo ultimo di noi umani. Star bene e a far star bene. Oppure a buttar fuori quello che ti fa star male, facendo sentire meno solo quello che ti legge e ritrova le sue stesse sensazioni.
EliminaPiangerei anch'io Vale, se non mi fossi accorto di nonna Bianca, che anche lei mi preparava da mangiare quando tornavo da scuola.
RispondiEliminaMi hai commossa, davvero... Mi hai riportato alla memoria quando nonna mi cucinava la colazione e il pranzo, da bambina, e mi lamentavo sempre perché volevo mangiare altro... e me ne vergogno ancora.
RispondiEliminaUn abbraccio.
l'amore bisogna imparare a vederlo. ora sai riconoscerlo e darlo alle tue figlie. e forse loro non capiranno subito il tuo amore, ma lo impareranno col tempo, poi lo trasmetteranno a loro volta.
RispondiEliminami piace pensare a una catena come questa :)
p.s.
invece di 5 minuti in macchina io faccio 20 minuti a piedi. magari con mp3 che così ascolto le canzoni per intero e mi parte bene la giornata :)
Non sarebbe male, andare al lavoro a piedi, a volte. Ci sono 4 o 5 km ma in effetti credo che potrei farcela. :)
EliminaI rimpianti fanno male al cuore e non ci danno pace, tutto passa, ma nulla torna...purtroppo.
RispondiEliminaBisognerebbe"carpe diem" cogliere l'attimo ma non sempre ci riusciamo!
RispondiEliminaAspetto il prossimo diem, allora. E spero di riconoscerlo.
Eliminaa volte non vediamo le cose più belle, o ci impuntiamo su quelle più dolorose, le fissiamo e queste si ingigantiscono. Tutto dipende dai nostri occhi, da quanto riusciamo ad usarli per catturare la bellezza sui volti delle eprsone che ci circondano. Gran bel post, come sempre ...concordo cn Marta: auto in garage e gambe, ne guadagnerai anche in salute :)
RispondiEliminaChe poi, a immaginarsi da nonni, non si vorrebbe fare di tutto per assicurare spensieratezza ai propri nipoti -da bambini poi? L'incapacità di vedere non è anche un po' un privilegio?
RispondiEliminaQuello che vorrei riuscire a dire (speriamo) è che, anche se non si arriva a capire la grandezza di quello che si sta ricevendo, permettere a chi ti ama di prendersi cura di te è già tanto -insomma, l'amore poi chiede solo di potersi dare, no? Prima che mi si dia della pulciara, ecco, direi che già sentire i capricci dei nipoti, vuol dire avere dei nipoti, viziarli è già quanto uno chiederebbe -anche se non voglio banalizzare il tutto.
E comunque sì, le Kinder Delices...
Apparte che non so cosa sia una pulciara XD
EliminaE comunque sì, anche il dare forse le faceva bene. Però non essere corrisposta da nessuno, un'amica, un marito, i figli, un parente, bè, questo pensiero un po' m'ammazza. E il brutto è che non so ancora che cazzo farci, dopo un tot di anni, e come togliermi questo macigno dallo stomaco. Il tempo aiuta, comunque.
(pulciara: tirchia, spilorcia, braccino insomma ;-)
RispondiElimina(sono sempre l'anonima di prima)
Mi allineo al coro di voci che già ti hanno detto che capita a tutti, il rimorso tardivo del non aver saputo vedere, apprezzare, e ricambiare, quando avremmo potuto. Lo so, potevo anche risparmiarmi il commento banalotto, ma era tanto che non passavo a leggerti, e ritrovarti con questo post carico di ricordi, poesia, e dolorosa nostalgia, mi ha davvero sorpreso e commosso. E' vero: il tempo aiuta. E aggiungerei: anche imparare ad accettarsi così come siamo; imperfetti, a volte non buoni, spesso non all'altezza delle situazioni. Accettarsi e sapere che però quell'amore è arrivato, ci avrà messo pure troppo tempo, ma è arrivato, e magari lei lo sapeva, chè non era certo nata l'altro ieri....
RispondiEliminaSe non lo avessi mai visto non saresti in grado di descriverlo come hai appena fatto. Semmai non sapevi di vederlo, ma da bambini, capita.
RispondiEliminaPolly cara , scrivi in una maniera che mi intenerisci il cuore , io che ho la fama di vecchia germania!
RispondiEliminaQueste frasi secche, a volte smorzate , ma che dicono tanto, troppo, moltissimo , fanno uscir fuori tutto il mio mood e ti sento realmente molto vicina al mio "palpabile"!
anche io sembro fredda. Forse non lo siamo davvero. :)
EliminaCiap Polly, in effetti siamo tutti un po' incapaci di accorgerci di quell'amore immenso e "di diritto" dei nonni e, a volte, dei genitori.
RispondiEliminaTi capisco così bene. Così bene come non vorrei.
Ricordo che la mia nonna mi diceva di quanto fosse stata cieca con il suo papà, e so che mentre me lo raccontava io ero cieca verso il suo amore.
Ogni tanto col pensiero le chiedo scusa.
Di più non posso fare.
Ma so che lei mi capisce.
Jane
Certo che capisce! L'importante è il presente!
EliminaPerò io non ce l'ho più, e non le ho mai chiesto scusa.
Ma dov'eri nella blogosfera?!!! Io ti adoro!!! Mi piace tantissimo questo blog e il tuo linguaggio spesso VM! PS: leggendo questo post mi sono anche commossa PS2: mi sà che non sto bene... :)!
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